Raccontami.


Raccontami,
della luce calda e avvolgente, come il latte di mattina, nelle domeniche “tormentate”, quando il camino saluta il nuovo giorno, stanco della serata intensa di lavoro. Luce, dolce e colorata: miele che abbraccia il formaggio, cascata di uva, lacrima profumata, vortice di sapore giallo e nero, protetto da una tavolozza di verdi timidi e appariscenti.
Raccontami,
dell’incantesimo, quando il dondolo accarezza i ricordi di un’infanzia e ravviva la fiamma della spensieratezza, laddove il silenzio si innamora dei suoni che la natura crea, e li tutela, come fa un innamorato che avrà cura del suo amore.
Raccontami,
dell’acqua, piccole gocce sorelle che giocano a campana, allietate dal vento di tramontana che, geloso del loro sorriso, conserva la melodia in uno scrigno per aprirlo solo più in là.
E mentre in alto, nell’aria riposata e allegra, hanno inizio le olimpiadi degli insetti, ecco che tra cespugli e foglie distese al sole, rumoreggianti personaggi striscianti fanno capolino e salutano la vita.
Raccontami,
del canto delle cicale, quando la luna lentamente si accende e il sole timido si nasconde dietro case e palazzi; l’imbrunire rammenta di coprire le spalle dorate, poiché a breve l’umidità la farà da padrona e le donne di casa, insieme, in una processione solenne, come guerriere armate di pentole e ceste, giungono sul campo di battaglia, dando avvio al ratto dei fichi, succosi frutti bianchi, color melanzana, verde pistacchio. E poco importa se si incolleranno le mani a causa del letale latte che sgorga da essi. Di ritorno, ebbre di zucchero e bontà, raccolgono menta, alloro, rucola, rosmarino, limoni, fichi d’india: è già tempo di pensare alla cena.
Raccontami,
delle vecchine di nero vestite, le stesse che dal primo giorno di caldo estivo stazionano l’esterno della propria dimora e del manto stradale, parcheggiando i propri corpi sulle sedie di paglia.
Raccontami,
della magia dei venti che cambiano, si beffano dei turisti e giocano a sconvolgere il loro amico mare.
Raccontami,
del tuo sogno di preservare quel pezzo di terra dove tutto questo è possibile, della tua illusione che il tempo possa fermarsi e insaporire sempre di più la meta più ambita dell’estate.

Ma ti prego,
non parlarmi dell’abusivismo delle case di mare, del clientelismo, della corruzione, dei prezzi maggiorati, della stanchezza dei giovani e del lassismo dei vecchi, del terrone nordista e del polentone turista che si innamora della tua terra d’estate ma d’inverno se ne dimentica e si getta tra le braccia dell’amante.
No, non raccontarmi di questo, in fondo, il mio mojito non è ancora finito!

Elena

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