La Provvidenza è affondata.

Ho letto un articolo di Luca Sofri.

Ovviamente non sono minimamente interessato alle diatribe calcistiche; guardo le partite della Nazionale agli europei perché considero lo sport un ottimo passatempo, se preso in piccole dosi e senza che sia un’ossessione.

Ma l’articolo di cui sopra mi ha fatto riflettere sull’italianità.

Noi Italiani abbiamo quella strana attitudine ad imputare sempre a fattori esterni qualunque cosa negativa ci accada.
Per cui se usciamo dagli europei è colpa delle squadre che si sono messe d’accordo, se sale lo spread la responsabilità è di chi in Europa vuole destabilizzare la nostra nazione che altrimenti sarebbe troppo forte e competitiva. E se non bastasse la finanza internazionale, ci provocano anche i terremoti, appositamente telecomandati per distruggere aree economicamente forti, soprattutto nell’export.

E poi e poi e poi.
Insomma, noi Italiani siamo sempre delle povere vittime inspiegabilmente prese di mira da chiunque, per scopi occulti che poche menti brillanti hanno il dovere di scovare e mettere sotto i riflettori.

Quando a scuola va male un’interrogazione, è ovviamente dovuto al fatto che non siamo simpatici all’insegnante, non certo perché siamo impreparati noi.

Davanti a un fallimento, il primo pensiero che passa per la testa dell’italiano (medio e non) è chiedersi chi mi vuole male, mentre le frasi cosa ho sbagliato o dove posso migliorare non ci sfiorano nemmeno. Certo, perché noi siamo perfetti, in gamba, scaltri, furbi, belli e simpatici.
Ma davvero pensiamo di andare avanti ancora per molto a raccontarcela così?

Credo sia arrivato il momento di farsi un esame di coscienza collettivo, perché l’orologio corre e si avvicina sempre più inesorabilmente il momento della verità. Quello in cui verremo finalmente smascherati e non basterà più la solita scusa a salvarci il culo in calcio d’angolo.
Il fatto di essere costretti ad interagire con altre culture, all’interno e a all’esterno, sta facendo venire tutti i nodi al pettine. Ci è andata bene finché potevamo lavare i panni sporchi in famiglia, ma il fatto di essere 7 miliardi di persone ormai totalmente interconnesse a livello globale non ci lascia scampo.

Il problema è grosso e difficilmente risolvibile: fin da piccoli ci hanno insegnato che prima o poi arriverà la provvidenza a sanare tutto. Come la pioggia che lava via la peste di Manzoni, che guarda caso insieme a Dante è il perno dell’educazione scolastica a tutti i livelli. Siamo intrisi di sentimento religioso fino al midollo, mentre lo sviluppo dello spirito critico viene lasciato a qualche insegnante un po’ più volenteroso, senza mai essere parte preponderante del sistema educativo.

E’ fin troppo facile capire come sia stato possibile che persone come Mussolini e Berlusconi abbiano avuto così tanto successo: gli Italiani hanno bisogno di una persona di polso (giacché dio risulta lontano) a cui affidare le proprie sorti e che le gestisca come un buon padre di famiglia. Se va bene siamo un grande popolo guidato da un grande uomo, se va male si fa sempre in tempo a rovesciare il tiranno, appenderlo a testa in giù e sputargli addosso, imputandogli tutte le proprie disgrazie. Come se noi non c’entrassimo niente. Come se non lo avessimo sostenuto quando era al potere.

Se la Nazionale avesse vinto le prime due partite, non dovremmo preoccuparci di come  giocheranno gli altri.
Se la nostra economia avesse delle solide basi, non saremmo mai stati preda dei capricci della finanza.
Se costruissimo le case con criteri ingegneristici seri e rendendoci conto una volta per tutte che l’intera nazione è esposta al rischio sismico e non ci sarebbe HAARP che tenga.
Se avessimo studiato, invece di buttare il tempo a cazzeggiare, nessuna prof. antipatica potrebbe metterci in difficoltà.

La verità è che siamo un popolo di piagnoni incapaci di un minimo di progettualità, convinti che il successo possa arrivare solo grazie a San Gennaro che ci fa vincere la lotteria e per curarci andiamo a Lourdes.
Intanto mettiamo fuori dalla porta tutte quelle forze giovani, fresche e preparate, che avrebbero la capacità di mettere le cose a posto se solo li si lasciasse lavorare, ognuno nel proprio campo. Invece siamo così stupidi da spendere soldi per preparare migliaia di ragazzi, il cui lavoro qualificato andrà ad arricchire le aziende all’estero e i Paesi (molto più lungimiranti) che le ospitano.

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