eroiche nella lotta, tenaci nella ricostruzione

Finalmente ce l’ho fatta. Ho scritto la premessa alla mia tesi e sono talmente soddisfatta che ho deciso di pubblicarla qui, testualmente:

L’idea di questo lavoro ha iniziato a modellare la mia mente durante la preparazione dell’esame di Storia delle Istituzioni politiche, circa un anno fa.

Tra i vari libri in lettura, mi sono imbattuta in uno dal titolo: “Le donne della Costituente”, della dottoressa Maria Antonia Morelli, il cui testo mi ha letteralmente aperto gli occhi su argomenti molto spesso ignorati, tralasciati e dimenticati. Non si può negare il fatto che la preparazione di questo esame e la lettura attenta del citato libro siano avvenuti in un periodo molto particolare per la politica italiana e per la società intera. Una facoltà come quella di Scienze Politiche dovrebbe insegnarci a scrutare l’attualità attraverso gli strumenti del sapere, in un’analisi critica costante e tendenzialmente oggettiva. Tuttavia l’essere donna e  studentessa universitaria di tale facoltà ha fatto emergere il fuoco dell’idealità, della passione verso una Politica con la maiuscola, la voglia sempre più forte di conoscere la storia politica, sociale ed economica del mio Paese, costantemente martoriato da scandali, pregiudizi, luoghi comuni e personaggi (uomini e donne) il cui esclusivo fine è quello di conservare e accrescere il potere conseguito.

Così, in un clima di totale disfattismo, di esasperata sfiducia verso coloro che dovrebbero rappresentarci, in cui molti, forse la maggioranza, pensano alla politica come sinonimo di malaffare e cosa ignobile, ho tentato di evitare condanne generiche in un arco spazio – temporale molto ampio, sperando di rispolverare persone la cui azione, i cui pensieri e comportamenti possano dimostrare che è giusto fare opera di distinguo, nella politica e nella società italiana. La XVI Legislatura della Repubblica italiana ha generato fenomeni di politica al femminile che a loro volta hanno condotto alla formazione di movimenti trasversali, di aperta denuncia contro l’immagine deformata della donna e della sua dignità, mobilitazioni di donne che hanno iniziato a fare rete, assieme, per divenire il “collante” di un associazionismo femminile che nel passato ha peccato di frammentazioni politiche, ideologiche e territoriali, prolificando debolezze diffuse all’interno del cosiddetto “femminismo”.

Senza dubbio le giovani donne della mia generazione, tra gli anni Ottanta e Novanta, sono nate emancipate, sarebbe un’ingiustizia non affermarlo. Questo non è un lavoro scritto da una femminista del XXI secolo, in quanto ritengo di non appartenere a questa etichetta, rifiutando l’idea di inserire idee, valori, ideali, fatti in un enorme contenitore come quello del femminismo che ha radici lontane. Molte storiche poi, tendono a parlare addirittura di molti femminismi.

Gli studi intrapresi ci hanno insegnato ad osservare criticamente tutti gli –ismi e a prenderne le distanze, in quanto troppo spesso in queste parole si tende a trovare fenomeni di distinzione evitando, invece, elementi positivi comuni. Questo è un lavoro che fotografa la speranza di giovani donne, uscite dalla tragedia della guerra mondiale, di poter iniziare a vivere una vita in cui tutte, in generale, potessero essere orgogliose di essere donna e fossero finalmente in grado di rappresentare ed essere rappresentate, al fine di migliorare la qualità di vita del popolo italiano. E’ un lavoro nato da una domanda: è utopico pensare che il mio Paese, l’Italia, possa soffocare i germi della dissoluzione del proprio popolo, sopprimere lo spirito di guerra tra gli stessi cittadini, quasi sempre i più deboli, superare gli egoismi che hanno abbrutito la civiltà e quell’insieme di norme e condizioni morali che dovrebbero essere costanti punti di riferimento? Il tanto evocato sviluppo economico presuppone l’integrazione politica, affermazione logica messa in atto nel 1946, anno che dà inizio al tema da me affrontato.

Si tratta sostanzialmente di un appello alla speranza che i corsi e ricorsi storici Vichiani abbiano davvero concretezza, perché se più di Sessant’anni fa, 21 donne soltanto assieme a molti uomini, hanno suffragato principi e accertata la presenza di molteplici problemi che, ancora oggi nel 2012, non sono stati risolti, forse è nostro diritto e dovere credere che si possa ricostituire l’unità morale, politica ed economica. L’Assemblea Costituente ha dato prova di quanta luce possa illuminare una società formata da uomini e donne che assieme chiedono con forza di essere trattati da essere umani.

Lavorare assieme rafforza l’anima, insegna a guardare alla diversità come fattore naturale e non discriminante e quindi a conoscere meglio chi dimora con noi questo spazio. Le Costituenti hanno avuto il coraggio di risorgere dalla ceneri, mettere in discussione tutto quanto era stato precedentemente acquisito, aprendo al dialogo e ascoltando le ragioni di tutti. Sono state “eroiche nella lotta e tanto tenaci nella ricostruzione”, convinte che quello che stavano compiendo fosse solo l’inizio di un lungo cammino, quasi mai facile da percorrere.

Il passato di un popolo è la più grande eredità, perché ci permette di elevarci, di conoscere gli errori fatti da altri ed evitarli. Il passato è anche la più grande fonte da cui attingere quando si ha sete, sete di politica e di crescita.

Elena

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Comments
One Response to “eroiche nella lotta, tenaci nella ricostruzione”
  1. SoloSara ha detto:

    Preciso e toccante. Brava Elena!

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