Quanto è dura avere un blog

Tenere un blog non è cosa facile. Me ne rendo conto ora.
Il problema non è certo la mancanza di argomenti, che di spunti ce ne sono a tonnellate ogni giorno. E nemmeno la mancanza di tempo, dato che da quando sono sotto tesi (cosa di cui prima o poi parlerò) mi capita di passare intere giornate, a volte settimane, di totale nullafacenza, in attesa di risultati di test e misure i cui esiti non dipendono da me ma dai miei superiori. Gli inconvenienti delle tesi sperimentali.

E’ che ogni tanto mi prende la sindrome da followed. O per essere più precisi, da unfollowed. Se chi legge questo post è a sua volta un blogger, sicuramente sa di cosa parlo: quell’ansia latente che ti prende quando non hai ancora pubblicato nemmeno 10 post e spesso (molto spesso) vai a dare una sbirciatina alle statistiche del sito, per vedere l’effetto che fa quello che scrivi e sapere se ha davvero un senso per qualcuno oppure stai solo redigendo le tue memorie, per passare del tempo, sfogarti col nulla o fare auto-terapia. Poi devo dire che ci si mette pure lo spirito da ing. che aggrava pesantemente la fissazione per i grafici, le tendenze, le rette e gli andamenti. E fortuna che non sono ing. gestionale, sennò sarebbe stato peggio.

E quindi? Quindi niente. Avrei voluto scrivere dell’inciviltà degli automobilisti romani, o della inesistente cordialità dei commercianti romani, o della varietà umana che incontro ogni giorno prendendo i mezzi pubblici romani. Avrei voluto farlo, ma non lo faccio perché al momento sono pigro e le mie elucubrazioni le tengo per me, promettendo che di queste cose parlerò al più presto.

Invece scrivo della difficoltà del blogger alle prime armi, sperando in una parola di conforto da parte di colleghi che leggono i nostri post. Del fatto che è ovvio che se scrivo pubblicamente quello che penso è perché voglio condividerlo col mondo ed è conseguentemente ovvio che mi preoccupi di quante persone mi seguono. Quindi non è un senso vagamente narcisistico a spingermi a controllare convulsamente le statistiche. Vero?

Che poi il problema è aggravato dal fatto che abbiamo deciso di mantenerci anonimi, usando due nomi di fantasia; e quindi la cosa si complica perché questo ci impedisce di usare veicoli come il faccialibro per divulgare le scritture urbi et orbi più facilmente. Perché i nomi saranno pure inventati ma tutto il resto no, ergo se uno che ci conosce legge la pagina About capisce subito che siamo noi e tanti saluti all’anonimato.

E quindi? Quindi niente, again.

Scrivo un post su un blog che parla delle difficoltà di scrivere post su un blog, il che suona vagamente rotatorio e autoreferenziale. Ma per oggi va bene così, anche perché sono relegato in una stanzetta crudelmente esposta a nord, dove il sole non arriva MAI e nonostante a Roma sia primavera sono pronto a scommettere che qui dentro ci sono 5 gradi. Kelvin.

Dopo l’ultima minkiata da ing. vi saluto e ci leggiamo alla prossima. Intanto vado a spulciare altri blog e attendo istruzioni dai miei superiori nella speranza di non aver fatto la doccia e preso l’autobus anche oggi invano. E invidio tanto Elena che la sua tesi se la scrive in pigiama al calduccio dei nostri 40 metri quadri, nell’attesa di riabbracciarla stasera.

Vabbè vi risaluto, che dopo quattro righe il saluto scade.

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