Il maschio del lunedì

Io ci provo a riscattare il sesso maschile. Ci provo a dimostrare alle donne del “siete tutti uguali” che hanno torto, che non è vero, che al mondo ci sono anche uomini per niente interessati al calcio, al pomeriggio al bar, alla serata rutto libero solo con gli amici maschi.
Non lo faccio perché mi sia assunto una missione. Semplicemente certe cose non mi interessano. Davvero. Ma come faccio a reggere il confronto numerico?

Succede che per evitare di spendere troppo in carburante e perdere ore in cerca di un parcheggio mi sposto coi mezzi pubblici. E succede che approfitto dell’occasione per riempire i tempi morti degli spostamenti leggendo un libro. Perché sono un lettore seriale e da quando sono sotto tesi non trovo più il tempo di farlo.

Ma il lunedì non posso. Non mi è possibile leggere, perché sfortunatamente non sono di quelli che riescono ad estraniarsi dal resto del mondo e concentrarsi anche se intorno c’è l’inferno. E quindi sono costretto ad ascoltare le discussioni infinite e infinitamente sterili che inevitabilmente riempiono qualunque spazio maggiore di un metro quadro contenente più di un esemplare di sesso maschile. Ma il gol c’era o non c’era? La linea l’aveva passata o no? E cosa dice il presidente? E l’allenatore perché non si dissocia?

Ma perché trascorrete il tempo, così prezioso che fugge via, a parlare di certe cose? Perché vi insultate per il colore di una maglia? Giuro che a Roma ho sentito usare la parola “laziale” come insulto random, anche in discorsi che col calcio non c’entravano nulla. Vuol dire che il problema è radicato, esiste e si fa sentire.

Ma oggi non è lunedì, direte voi. Vero. Ma ne posso parlare ora perché sembra che stavolta l’ennesima polemica settimanale fosse più grossa del solito. E ci ha messo parecchio a svanire.

Ma poi svaniscono, lo fanno sempre. Come i neuroni nei cervelli piccoli piccoli di questi omini grigi che con la scusa della vita difficile e del fatto che c’è tanto bisogno d’intrattenimento non fanno altro che parlare delle solite quattro cazzate e si risparmiano la complessità della vita e dei rapporti interpersonali.

E io sono costretto ad ascoltarli. Perché non posso tapparmi le orecchie, sembrerei un bambino e ho quasi 30 anni. Non posso mettere su gli auricolari e ascoltare la radio dal cellulare, perché non riuscirei a leggere e comunque anche in quel caso non verrei risparmiato da certi argomenti, che il lunedì monopolizzano i media a reti unificate.

E quindi tengo duro. Sperando che ci sia qualcun altro a cui il calcio non interessa come me. E sperando che gli altri possano permettersi la benzina per prendere la macchina.

Perché io non lo farò. Inquino. Spendo. E non leggo.

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